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Se c’è stato un regnante nel mondo arabo che possa legittimamente fregiarsi del titolo di “Napoleone d’Oriente”, questi è senza dubbio Fakhr ad-Din II, Principe del Libano e della Galilea, nonché Governatore della Siria.
Un personaggio che in Medioriente è considerato una vera e propria leggenda, capace di riunificate sotto di sé tutte le quindici province in cui al suo tempo era frammentato il Libano.
Fakhr ad-Din II apparteneva all'ordine dei Drusi, detti anche Unitari, una comunità religiosa di derivazione musulmana, poco diffusa e non considerata parte dell'umma per le sue tante particolarità: la fede nell'unità di Dio, che si sarebbe manifestato per 10 volte, mischiata con la metempsicosi, la credenza di un paradiso come dimensione spirituale, la purezza della discendenza. Caratteristiche che nel XVII secolo fecero sì che la Corte di Fakhr ad-Din fosse la più aperta e tollerante nei confronti dei Cristiani, perseguitati ovunque in Medioriente: ciò gli valse il favore delle Corti europee, e di tutte le comunità mediorientali di fede non ortodossa, tra cui i Maroniti, che egli tenne sempre tra i ranghi più alti dei suoi eserciti. Eserciti sostanzialmente composti da mercenari, nei quali però Fakhr seppe infondere un solido senso patriottico: “per fare la guerra servono i soldi – soleva dire – per vincerla serve il patriottismo”.
Parimenti accorto fu nel governo degli affari interni. Tenne politiche a dir poco rivoluzionarie nei confronti del commercio e della sicurezza: ogni furto o saccheggio veniva punito severamente, così che si diceva che nel suo regno potevasi tranquillamente deambulare con le tasche piene d'oro; inventò una sorta di registro anagrafico nel quale erano annotate capacità e competenze di ogni suddito; favorì gli scambi commerciali e garantì protezione a chiunque la chiedesse entro i confini del suo regno; tutte scelte che resero i mari libanesi incredibilmente attraenti per i commerci di tutto il mediterraneo. Ma Fakhr ad-Din fu anche spietato condottiero e abile diplomatico, con tutte le doti del Principe machiavellico. Visse una vita avventurosa, una parabola esemplare di quali grandi imprese si possano compiere col solo ausilio di forza d’animo, coraggio e astuzia. Fakhr ad-Din II nasce nel 1572 da Qurqumaz Ma’n e da sua moglie Nasab Tanukh, signori del Libano fin dal XII secolo. La sua esistenza viene segnata da giovanissimo da un evento di cui è vittima suo padre. Nel 1584, infatti, le navi con a bordo i tributi diretti al Sultano ottomano vengono predate nel Golfo di Akkar. Il responsabile della zona, Yusuf Saifa, decide di volgere la situazione in proprio vantaggio e, d’accordo con il Beduino Mansur Ibn al-Furaikh, accusa Qurqumaz Ma’n di aver pilotato il crimine. L’ira di Ibrahim, pascià d’Egitto si abbatte sui drusi libanesi, scisma della religione musulmana capeggiata da Qurqumaz, che è costretto a rifugiarsi in una grotta a Gizzin. Lì perde la vita, lasciando la moglie e i giovanissimi figli Fakhr e Yunus al loro destino.
Al compimento del diciottesimo anno di età, Fakhr ad-Din eredita il dominio paterno di ash-Shuf, e tre anni dopo gli vengono affidate dal nuovo Governatore di Damasco le provincie di Saida e di Beirut. Convinto il Governatore dell'innocenza del padre nella vicenda di qualche anno prima, Fakhr ottiene che al-Furaikh venga decapitato. Yusuf Saifa vede in questo gesto minate le sue mire espansionistiche e dichiara a Fakhr una guerra che li terrà impegnati per decenni. Sferra un primo attacco all'esercito druso, ma viene sbaragliato nella vallata di Nahr al-Kalb; poi cerca di colpire gli alleati di Fakhr ad-Din, ma questi lo sconfigge nuovamente nella baia di Giuniyeh e gli sottrae anche le zone di al-Futuh e del Kasrawan. Fakhr ad-Din esaspera la sua frizione con la Porta Ottomana quando decide di allearsi col ribelle Ali Pascià Gianbulad: il Sultano decide così di appoggiare Saifa con un'armata, ma non ottiene che l'ennesima disfatta a Hama e a Damasco. È proprio alla notizia di questi scontri che Ferdinando I Granduca di Toscana propone segretamente ai due ribelli un'alleanza contro il Turco, che si concretizza nel 1608. Nel 1611 Nasuh, il nuovo Sultano, si dichiara apertamente ostile a Fakhr, che fa perno su questo atteggiamento per indurre il Vaticano e la Toscana a muovere una Crociata in Terra Santa. Il Gran Vizir lo precede, mandando un'immensa armata punitiva contro di lui. Con la consueta furbizia, Fakhr ad-Din decide di evitare lo scontro abbandonando le sue roccaforti di ash-Shaqif e di Banyas e salpando con pochi fedelissimi alla volta del regno di Toscana, che più volte gli aveva offerto ospitalità. Il 3 novembre 1613 sbarca in Toscana e trova ad attenderlo Cosimo II, succeduto nel frattempo a Ferdinando. Fakhr ad-Din si trattiene in Firenze per quasi due anni, durante i quali viene trattato con la massima riverenza. Il Palazzo di via Larga (oggi Palazzo Medici-Riccardi) viene adibito a sua residenza fissa, e ai fiorentini diventa presto familiare la figura di questo Principe scuro di pelle e vestito di seta, che viene subito ribattezzato “Faccardino”.
L'ospitalità di Cosimo muta ben presto in sincera amicizia: il Granduca proteggerà sempre Fakhr e i suoi interessi, garantendogli un appoggio che altri regni – tra cui la Francia – gli avevano negato. A testimonianza della reciprocità di quest'affetto, va detto che Fakhr ad-Din farà apporre una piastra d'oro con l'effigie di Cosimo sulla prima pietra posta per la costruzione del ponte di Saida nel 1631, e non smetterà mai di inviare alla Corte di Toscana doni molto generosi in segno di riconoscenza.
Durante il soggiorno fiorentino, la preoccupazione per la terra patria non abbandona mai Fakhr che, avuta notizia delle cattive condizioni dell'amata madre, decide di arrischiarsi a rientrare segretamente in Libano. Dietro consiglio di Cosimo II, accetta l'ospitalità offertagli dal Duca di Ossuna, Viceré di Sicilia, che si dimostrerà vile e menzognero con lui. Rientrato in Libano, riprende le redini del potere e imbocca la strada che lo farà liberare una volta per tutte dell'acerrimo Saifa.
È solo l'inizio della lunga e trionfale epopea del Principe Druso, indimenticato emblema di saggezza e forza nel Medioriente secentesco.
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